México, un Corazón Parlante

23-26/06/2013

I giorni meravigliosi passati a Phoenix ci sembrano il modo perfetto per chiudere la nostra parentesi nord americana. Siamo infatti pronti a lasciare gli Stati Uniti ed entrare in México. Ci aspetta un viaggio di quasi 17 ore di bus per varcare il confine e arrivare a Chihuahua.

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Dopo una notte senza chiudere occhio a causa dell’aria condizionata troppo forte, facciamo scalo a El Paso (Texas) e da qui proseguiamo il viaggio con una compagnia di autobus messicana. Dio la benedica!!! 🙂 Riusciamo finalmente a riposare e il México ci dá in questo modo il suo piú caloroso benvenuto. Arriviamo a destinazione e, grazie ai consigli di un saggio e molto furbo tassista, troviamo una stanza in un piccolo hotel, Santa Cruz, in pieno centro e ad un prezzo davvero convincente. Per cena assaggiamo dei tacos deliziosi e, contenti di non vedere piú ovunque hamburger e patate fritte, facciamo una passeggiata per le strade del centro, visitiamo la bella cattedrale (vanto di tutti i cittadini chihuahuensi) e ci ritroviamo a concludere la serata in un delizioso baretto con musica dal vivo. Un paio di ballate messicane é quello che ci vuole per andare a nanna contenti e ricaricare le pile.

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Secondo giorno qui a Chihuahua. Abbiamo prenotato delle escursioni per i prossimi tre giorni in quanto, non disponendo di una macchina, necessitiamo di qualcuno che ci scorazzi un pó in giro e ci porti fino a Creel, un Pueblo Magico. Il titolo deriva da un programma socio-culturale sviluppato dalla Secretaría del Turismo del Messico, nato con l’obiettivo di riconoscere le realtá locali piú autentiche e al tempo stesso preservarne la ricchezza culturale e paesaggistica. Un villaggio sperdudo nei boschi e nel bel mezzo di un canyon, dove ci hanno detto vi sono dei posti incredibili difficili da raggiungere con altri mezzi. Il ragazzo che ci accompagna, Santiago, di soli 25 anni ma giá con moglie, 2 figli e dieci anni di esperienza con motori e macchine, ci parla della sua terra e delle sue tradizioni che noi troviamo giá affascinantissime e intanto ci guida tra le case di una comunitá Mennonita, un gruppo etnoreligioso anabattista proveniente dai Paesi Bassi e stanziatosi a Cuauhtémoc negli anni 20 del novecento. Sapevamo dell’esistenza dei mennoniti in alcune zone della repubblica messicana e per questo siamo eccitatissimi all’idea di conoscerli personalmente e osservare con i nostri occhi il loro stile di vita cosí radicale e differente dal nostro. Siamo perció alquanto sorpresi di trovarvi al suo posto un museo e auto e impianti elettrici e cellulari. Santiago ci spiega infatti che questa comunitá, appena  5 anni fa, ha accettato di introdurre l’elettricitá nelle loro vite e che, spinta dalla necessitá di adattarsi ai tempi che corrono e preservare l’antica cultura di cui é portatrice, ha deciso di aprirsi a tutti coloro vogliano sapere di piú della loro singolare storia e religione. Passata quindi la “delusione” iniziale provocata dall’infiltrazione di tanta modernitá, la visita si rivela interessante e istruttiva; abbiamo persino il tempo di fermarci  a casa di alcuni di loro per provare dei deliziosi dolci appena sfornati. Ci rimettiamo quindi in macchina e a circa 30 km da Creel passiamo per un altro paesino, San Juanito, dove assistiamo alla cosiddetta Cavalcata di San Juan, un evento locale che raduna centinaia di famiglie, in sella ognuno al proprio destriero, e che ha luogo ogni anno il giorno di San Juan (oggi appunto) per celebrare l’avvento della stagione delle piogge. Dopo aver cambiato in tempo record una ruota bucata da un ferro di cavallo, Santiago ci porta sani a salvi a Creel, punto di partenza delle nostre prossime esplorazioni.

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Svegli alle 7 per fare colazione, andiamo in sala per accumulare energie per la giornata e ovviamente cosa ci attende?? Fagioli e uovo fritto… É da quando siamo approdati in terra messicana che non facciamo altro che vedere fagioli da tutte le parti. Inizio a pensare che siano una costanta nella cucina locale e comincio seriamente a preoccuparmene.

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Alle nove siamo pronti.  Prima tappa: la Cascada de Cusarare. Un gentile signore del posto ci spiega che siamo fortunati perché, data l’assenza di piogge per quasi un anno intero la cascata era completamente sprovvista d’ acqua, ma il buon San Juan, come promesso, ha portato con sé le prime piogge e regalato cosí un pó di ossigeno a questa terra arida e secca.

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Per strada ci imbattiamo in una serie di grotte /caverne naturali scavate nella roccia. Ci avviciniamo per scattare un paio di foto e ci rendiamo subito conto che sono abitate da umili famiglie di messicani che per estrema povertá hanno dovuto arrangiarsi e fare della natura una potente alleata. Ci fermiamo cosí a parlare con alcuni di loro. Ben presto scopriamo che queste persone, abituate agli occhi curiosi dei visitatori che evidentemente passano e spassano da questi luoghi in cerca di storie da raccontare, hanno pensato bene di fare di necessitá virtú e mettere a disposizione la propria “dimora” e il proprio passato in cambio di qualche centesimo. É sorprendente parlare con loro, ci sembrano addirittura sereni (o piuttosto…rassegnati). É pazzesco pensare come possano esistire persone capaci di vivere in questo modo quando, appena girato l’angolo trovi hotel, gioielli e gente perennemente insoddisfatta, ed é triste al tempo stesso il fatto che siano state obbligate a rendere questa condizione di vita un’attrazione turistica, probabilmente la loro unica fonte di guadagno.

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Dopo questa visita alquanto toccante e inspiratoria, facciamo una passeggiata lungo il Lago de Arareko per poi entrare nella comunitá indigena di San Ignacio de Arareko dove vive un cospicuo numero di Tarahumaras, una popolazione nativa messicana abbastanza antica che popola lo stato di Chihuahua e che vive ai margini della societá lavorando la terra e traendo profitto dalla vendita di prodotti artigianali da loro stessi realizzati con paglia o legno. O meglio…da loro stessE!! E giá…perché qui di uomini non si vede nemmeno l’ombra. In ogni angolo del paese puoi imbatterti in donne e bambini tarahumaras chiedendo l’elemosina o cercando di vendere le loro creazioni ai turisti. Li riconosci a prima vista…con i loro coloratissimi abiti tradizionali e lo sguardo assente, perso nel vuoto, di chi non ha paura di niente e nessuno perché non ha piú nulla de perdere. Senza presente né futuro! Ma gli uomini? Dove sono? Probabilmente in qualche cantina a “bersi” letteralmente il denaro guadagnato col sudore e l’umiliazione della propria famiglia, non curandosi dei sacrifici fatti per ottenerlo. Una visione illuminate, scioccante, un posto affascinante e paesaggi bellissimi tra rocce a forma di rana, verdi distese e rosse montagne. All’interno della comunitá il governo ci ha construito una scuola con lo scopo di togliere i bambini dalle strade e dar loro un’ istruzione dignitosa. Passano lí tutta la settimana, in una struttura che chiamano albergue. Qui viene dato loro del cibo e un posto decente dove dormire. La comunitá, o misión, é stata inoltre incluida in un programma statale per la tutela e conservazione del patrimonio storico-culturale della repubblica messicana, favorendo cosí la salvaguardia e sopravvivenza di questa popolazione indigena ancestrale.

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Ultimo giorno a Creel e anche nello stato di Chihuahua. Ci aggreghiamo a una pittoresca famiglia di messicani allegri e chiacchieroni e ci rechiamo tutti insieme a Barrancas del Cobre, terra di miniere e pietre preziose. Qui vi troviamo un parco adibito alla pratica di sport estremi, una funivia per attraversare da punta a punta il canyon e ponti di legno sospesi nell’aria.

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Una capatina fugace a un mercatino locale e veniamo subito catturati dall’odore intenso di legna bruciata e cibo proveniente da barili di petrolio usati a mo’ di braci. Assaggiamo cosí le tipiche gorditas, piadine di mais imbottite di carne, verdure, fagioli e ovviamente salse molto troppo piccanti. 😉 Deliziose!

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Soddisfatti della giornata e delle sorprese incredibili riservateci dalla nostra prima tappa messicana, ritorniamo a Chihuahua e da qui riprendiamo il bus, questa notte stessa, per andare a Zacatecas, capitale dell’omonimo stato e cittá coloniale riconosciuta nel 1993 dall’ Unesco “patrimonio culturale dell’umanitá'”.

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Categories: México | Tags: , , , | 2 Comments

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2 thoughts on “México, un Corazón Parlante

  1. Flor Toscano

    Hola chicos!, Que lindas historias y paisajes, disfruten de la calida brisa del tropico,anotense la receta para un taco autentico… besos, flor

    • Hola Flor!
      X aquí todo genial! Si quieren les podemos enviar una botella de tequila 😉
      Un beso!

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