San Luis de Potosí

30/06-02/07/2013

Lasciamo Zacatecas che ci ha letteralmente conquistati e nel pomeriggio ci dirigiamo a San Luís de Potosí, capitale dell’omonimo stato, cittá ricca di cultura e storia in cui l’attivitá mineraria del passato si combina con il tocco magico e sfarzoso dell’epoca coloniale.

san luis

Arriviamo nel pomeriggio, ci sistemiamo in un ostello trovato in internet per 300 pesos (circa € 17,50), El Virrey, ubicato a soli dieci minuti a piedi dal centro storico, e andiamo a fare un giro per cercare un posto dove cenare. Ci imbattiamo in un mercatino locale piuttosto folcloristico in Plaza del Carmen, la piazza principale della cittá con tanto di cattedrale e teatro sorretto da colonne e capitelli, dove odori e suoni si mescolano con allegria e assaggiamo delle deliziose Salchipapas ( che altro non sono che salsiccia con patate frite).  Una Corona fresca per me(che a proposito ho appena scoperto essere di origine messicana), con sale e limone, qui comunemente chiamata chelada (il nome deriva da chela o birra arrichita da succo di limone e con il bordo del bicchiere cosparso di sale) e un Tequila Sunrise per Bert, un comunissimo cocktail preparato peró con dell’ autentica Tequila. Una passeggiata per digerire, é giá abbastanza tardi e decidiamo di rincasare. Ci concediamo solo il tempo sufficiente per renderci conto che camminare a mezzanotte per le strade di questa cittá in fondo non é affatto azzardato. Forse il Messico non é poi cosí pericoloso come lo dipongono telegiornali e statistiche.

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A colazione in ostello conosciamo un paio di simpatici messicani. Uno di loro alquanto atipico. A primo sguardo non sembrerebbe per niente un messicano…pelle bianca, magrolino, dai lineamenti piuttosto europei  e con un leggero stile british: maglietta bianca, cappello, borsa a tracolla e mocassini. Si chiama Aurelio, nato a San Luís de Potosí, nello stesso quartiere in cui alloggiamo, peró residente da circa 35 anni a New York. Scultore ed educatore, dall’animo gentilee sensibile. L’altra ragazza, Jacqueline, viene da Santa Cruz, Messico, ed é venuta qui per scrivere la sua tesi in sociologia. Con loro trascorriamo il resto della giornata. Andiamo a visitare chiese, giardini e monumenti e Aurelio per cena ci porta ad assaggiare i famosi tacos rojos potosinos preparati con maestría da una signora del posto che ha pensato bene di fare di queste prelibatezze il suo business. Seduta dietro di lei c’é un’altra signora, piú anziana, che con occhi attenti controlla il processo  di preparazione e nasconde nella sua gonna il ricavato della giornata. Aurelio ci racconta che quando era piccolo, veniva spesso a giocare nel parco di fronte e si fermava a guardare con gli occhi stupefatti di bambino le mani abili della signora che lavorava la massa e che, senza curarsi dell’olio bollente, ritirava i tacos dalla pentolona per poi farcirli a dovere per la gioia dei suoi fedeli clienti. Quella stessa signora che lui osservava da niño a bocca aperta, continua il nostro amico, altri non é che la donna che oggi si occupa di conservare i soldi, mentre la ragazza intenta a cucinare i tacos é sua figlia. Un mestiere o meglio, un’ arte, tanto antica quanto autentica, tramandata di generazione in generazione, da madre a figlia.

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Tornati in ostello ci uniamo ai proprietari e al suo gruppo di amici per due chiacchierare in terrazza davanti a una coppa di nachos caldi conditi con la solita super piccante. Una piacevole serata in compagnia di ragazzi pieni di storie da raccontare. Due di loro studiano antropologia e ci parlano appassionati dell’interessante lavoro di tesi che stanno svolgendo sulle storie di vita di alcuni ragazzi omosessuali in Messico e Colombia portando avanti uno studio parallelo tra i due Paesi e, al loro interno, tra le diverse classi sociali che lo costituiscono. Un altro ragazzo, tatuatore per scelta (ci tiene aspecificarlo) e per passione, finalmente mi spiega l’origine del famoso teschio messicano, qui chiamato “Catrina”, simbolo della Dea Morte (giacché in Messico la celebrazione del Giorno dei Morti é molto sentita), frutto di antiche tradizioni e leggende indigene e il cui significato attinge numerose sfumature a seconda della regione e delle popolazioni che lo abitano.

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Arturo, il padrone di casa, ci dispensa di consigli sui posti da vedere nello statodi San Luis de Potosí e soprattutto su quelli assolutamente da non perdere mettendoci ancora piú in crisi davanti alla scelta dell’ itinerario da seguire che in questo modo ci sembra sempre piú difficile da concretizzare. Il Messico ha cosí tanto da offrire che entriamo quasi in panico all’idea di dover decidere la prossima tappa sapendo cosí di perderci buona parte dello spettacolo.

Allietati dalla musica proveniente dalle corde del violoncello di Aurelio e svegliati dall’aroma del caffé, scendiamo a far colazione, aggiorniamo un pó il nostro blog, uno scambio di mail, una chiamata su Skype e un paio di foto per rendere indelebile il ricordo di questi due giorni e degli amici che abbiamo incontrato. Ultimo giro per la cittá, gli ultimi abbracci con i ragazzi che speriamo di rivedere in giro per il Messico e pronti per la nuova destinazione… giá, ma quale???  La grande incognita… un punto interrogativo lampeggiante rosso fuoco  si frappone tra noi e la nostra prossima tappa…Ci sono diverse alternative in ballo: potremmo continuare verso sud per Guanajuato, Querétaro e Ciudad de México, visitare cosí Teotihuacán la cittá Maya piú grande del Messico per poi tuffarsi  in una metropoli di oltre 20 milioni di abitanti dove culture e lingue, le piú diverse e lontane,  si fondono insieme per dar vita a un vibrante formicaio di idee, eventi e etnie. Oppure ci si potrebbe spostare piú verso ovest, verso la costa, passando da Guadalajara, capitale dell’incantevole stato di Jalisco e terra nativa della Tequila e del baile messicano piú conosciuto al mondo, il Mariachi, per respirare ancora piú a fondo la frizzante aria messicana e viverne i suoi piú antichi usi e costumi, giungendo fino alle spiagge assolate e vergini di Sayulita, San Pancho e Zihuatanejo con la paradisiaca Playa dela Ropa. Terre esotiche bagnate dal Pacifico, dormendo nelle cosiddette cabañas e mangiando anans e mango fino a non poterne piú. Per non parlare della zona a est di San Luís, la regione di Huasteca, un paradiso naturale fatto di cascate e boschi, fiumi in cui potersi bagnare e ovviamente il meraviglioso giardino surrealista di Las Pozas a Xilitla, realizzato dall’artista e poeta britannico Edward James. Che disastro, che indecisione. Como poter decidere dove andare se ogni persona che conosciamo ci indica un posto diverso che non puó essere per nessun motivo trascurato. Aiutoooo!!!

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