Oaxaca e le sue meraviglie

13-15/07/2013

Salutiamo la dolce famigliola con la promessa di rivederci presto e ricambiare cosí la meravigliosa ospitalitá di questi giorni e ci rimettiamo in cammino verso Oaxaca che tutti dicono essere piena di bellezze naturali molto affascinanti. In pullman conosciamo Elisabetta, una ragazza italiana di Brescia che va nella stessa nostra direzione.

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Scambiamo un paio di chiacchiere ansiose entrambe di conoscere le storie che ci hanno portato fin qui ed é subito feeling. Arriviamo cosí a Oaxaca in meno di 5 ore e come di consueto ci mettiamo alla ricerca di un ostello. Ne troviamo uno in pieno centro, Luz de Luna, per 100 pesos a testa (poco piú di 6 euro), in una camerata mista di otto persone con bagno condiviso, WIFI, colazione inclusa e un piccolo giardinetto tropicale interno, bar e comode amache, l’ideale per una siesta in pieno stile spagnolo.

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Andiamo a fare un giro e una volta arrivati in piazza, troviamo tutto il popolo oaxaqueño  in festa celebrando il patrono della cittá e ovviamente il loro Paese. Uomini e donne in costumi tradizionali, cantando e danzando intorno a un tacchino con le zampe legate. Affascinati dagli usi degli abitanti e dalla loro contagiosa allegria, non curanti della pioggia, per loro molto piú una benedizione che una sfortuna, trascorriamo un’oretta osservandoli, studiando i loro riti, cercando di catturarne l’essenza e scattando qualche foto per il nostro personale reportage. É incredibile l’energia e la totale convizione che ci mettono. Sono capaci di trasportarti in un’altra dimensione alla ricerca delle proprie radici, della fede piú ferma e disinteressata e naturalmente del significato piú puro della parola FIESTA.

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Affamati ci soffermiamo in un mercatino locale alla ricerca di qualcosa di tipico da sperimentare. Qui Bert trova pane per i suoi denti…anzi cavallette! Ebbene sí, a Oaxaca le cavallette o Chapulines sono una prelibatezza e Bert non si lascia scappare l’occasione. Chiude gli occhi e butta giú senza pensarci. In realtá, dice, non sono niente male con un perfetto tocco di chile messicano.

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Io preferisco andare piú sul classico e ordinato mezzo chilo di carne e un pó di verdure per accompagnare, i cuochi imbastiscono un barbecue con i fiocchi in men che non si dica avvolgendo tutti i presenti in  una nuvola di fumo e un delizioso profumo di carne arrostita .

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A mezz’ora di autobus da Oaxaca si trovano le rovine di Mont Albán, cittá fondata da un popolo precoloniale, gli Zapotecas, stanziatosi in questa regione intorno al 550 a.C. 57 euro per entrare e ci ritroviamo catapultati in un altro mondo, l’eco di un’antica civiltá riportata alla luce dal lavoro meticoloso di pazienti e appassionati archeologi. La principale zona civico-cerimoniale del sito archeologico di Monte Albán è situata a circa su di una vasta area livellata artificialmente, ad un’altezza di circa 1940 metri sul livello del mare. Oltre a questo nucleo principale, il sito è caratterizzato da centinaia di terrazze artificiali e una dozzina di raggruppamenti di costruzioni piramidali che ricoprono la sommità e i fianchi della piccola catena montuosa. Benché le rovine abbiano attratto visitatori ed esploratori fin dall’era coloniale, solo a partire del 1931 (e per i successivi 18 anni) il sito é stato oggetto di scavi sistematici e scientifici sotto la direzione dell’archeologo messicano Alfonso Caso. Dotata di una luce singolare, quasi dorata, la cittá ci parla di culture a confronto, tradizioni, rituali ancestrali e relazioni di potere politico-economiche. Si puó tutt’oggi immaginare quando nella Gran Plaza vi aveva luogo il mercato settimanale, o le cerimonie religiose che avvenivano nei vari templi disposti lungo le strade o ancora i momenti di svago trascorsi giocando al popolare Juego de la Pelota (l’antenato del moderno calcio basicamente). Davvero impressionante!

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A colazione conosciamo due ragazze , Leslie, per metá francese e per metá statunitense, e Carolina, cilena di Santiago,

2013-07-15 18.16.05  che ci parlano di un posto quasi magico non molto lontano da qui. Non avendo nessun programma per la giornata ci lasciamo subito convincere e ci uniamo a loro. Dedichiamo cosí il nostro ultimo giorno ad Oaxaca alla scoperta del curioso caso delle cascate pietrificate di Hierve El Agua, ripide cascate naturali solidificatesi a causa dell’alto contenuto di minerali, soprattutto calcio, presente nelle sue acque. Situate a 50 chilometri da Oaxaca, nel paese di San Isidrio Roaguía e vicino alla zona archeologica di Mitla, sembrano quasi stalattiti pendenti dal tetto di una grotta. Dopo un’ora di autobus per giungere a Mitla e un’altra trascorsa in una specie di pick-up con panche di legno al posto di sedili e piú gente sopra di quanto potrebbe trasportare, sballottolati a destra e sinistra da curve, buche, dossi e annessi e connessi, finalmente raggiungiamo la nostra meta dove ci aspetta una deliziosa colazione a base di frutta fresca per recuperare le energie.

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Il luogo si rivela all’altezza delle aspettative nonostante i minacciosi nuvoloni neri che ci sovrastano e ingrigiscono i colori. Le cascate appaiono come cera che sgocciola da una candela semi sciolta. Un sorprendente colpo d’occhio! Ma non é finita qui… Hierve el Agua ci riserva un’altra sorpresa. Deve infatti il suo poetico nome a un complesso sistema di irrigazione e terrazze che fu costruito dagli Zapotecas circa 2500 anni fa. Qui, proprio sulla sommitá di una delle cascate (La Cascada Chica o l’Anfiteatro), esattamento sull’orlo del precipizio, sono state create, sfruttando la corrente d’acqua che sgorga dalle profonditá della terra, delle piscine artificiali di acqua termale usate come stazione balneare dalla gente locale in alternanza con altri pozzi naturali scavati dall’azione erosiva della stessa acqua. Da qui si puó godere di una vista senza precedenti . Riesco quasi a vedere l’intero stato di Oaxaca srotolarsi davanti ai miei occhi in un boom di colori e odori. Una goduria per i sensi.

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Il sole si abbassa sull’orizzonte e per noi giunge il momento di ritornare alla base, fare i bagagli e imbarcarci sul furgoncino che ci porterá dritti dritti sulla costa. Mare finalmente…per il mio personalissimo battesimo nelle acque calde e morbide del Pacifico. Dritti dritti si fa per dire…ancora non sapevamo quello che ci aspettava.

To be continued…

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