San Cristóbal & Chamula, Chiapa’s culture at its best

22-26/07/2013

I giorni trascorsi sulla costa tra sole e spiaggia, cocchi e palme, erano proprio quello che ci voleva per rilassarci un pó tra le accoglienti acque del Pacifico. Siamo di nuovo carichi e pronti a proseguire il nostro viaggio alla volta di San Cristóbal De Las Casas, in Chiapas, un altro Pueblo Mágico da aggiungere alla nostra collezione. Dimora di uomini e donne rivoluzionari e combattenti, la regione ospita numerosissime comunitá indigene che vivono in paesini dalle case variopinte, con cascate e lagune. Una lunga storia di integrazione e scontri quella di Chiapas, identitá perdute e dignitá ritrovate, un passato sepolto tra rovine archeologiche e selve tropicali. Con la sua diversitá etnica, linguistica, culturale e religiosa, questo stato dá origine, insieme a Oaxaca, a quella che viene definita una Federazione Multiculturale.

san cris

Dopo un giorno intero di viaggio, partendo da Mazunte e passando per Tehuantepec e Juchitán, finalmente arriviamo a destinazione. Neanche  il tempo di interrogarci su  dove andare a dormire che conosciamo Omar, un uomo che dice di avere l’ostello che fa al caso nostro. Si chiama Puerta Vieja, centralissimo, grande, aperto appena da otto mesi, dotato di WIFI, cucina, colazione intercontinentale e un bar esterno, il tutto al prezzo di 120 pesos (7 euro) a persona, in camerata mista con splendida vista sulla cittá e bagno condiviso…affare fatto! Ci paga il taxi per raggiungere l’ostello giusto in tempo per fare colazione con dei deliziosi pancakes, yogurt e frutta. Il posto é davvero carino, l’atmosfera che si respira piuttosto piacevole. Primo giro per la cittá e giá ci sembra di essere in un altro mondo, un Messico un pó diverso dal solito… un paesino dalle case colorate, disposte una accanto all’altra, in riga, come una scatola di pastelli. Tre strade pedonali in cui si puó tranquillamente passeggiare attraversando il cuore della cittá e vivaci mercatini di artigianato e cucina locale. Facciamo un pó di spesa per una spaghettata al volo in ostello e poi tutti in giardino per provare i famosi Mojitos di Tony,

2013-07-27 01.25.15 un ragazzo italiano dal cuore grande e dalle abilitá di barista acrobatico, per finire la serata con due risate intorno al fuoco al riparo dal vento fresco di San Cristobal (situato a  circa 2000 metri di altezza) e con la musica coinvolgente di due giovani ragazzi argentini, ospiti anche loro dell’ostello.

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Il secondo giorno ci concediamo una pausa per sbrigare delle faccende. Approfittiamo infatti dei servizi offertici dalla cittá per andare in lavanderia, informarci sui prezzi di spedizione di un paio di pacchi postali (giusto per alleggerirci lo zaino) e riparare le scarpe di  Bert, provate dagli innumerevoli viaggi. Usciamo quindi a fare un giro per i vari mercatini in cerca di qualche ricordo da mandare a casa…mi verrebbe voglia di comprare tutto. Pezzi  di artigianato unici e originali si mescolano con piú banali riproduzioni in serie di comuni souvenirs, vestitini e cinture ricamati con cura da esperte mani indigene, collane, cappelli, borse, giochi per bambini…e cosí via all’infinito. Mercatini ovunque, appaiono e scompaiono dietro ogni angolo a secondo del giorno della settimana, della festa di quartiere di turno, mercatini a tema (artigianato, dolciumi, prodotti tipici della terra ecc…) e bancarelle sgangherate appesantite dal peso della merce in vendita. Odore di caffé e cioccolato si diffondono per le viuzze del centro. Donne e bambini dalla pelle color ebano, una bellezza esotica e disarmante e lo sguardo penetrante. Da uscirne pazzi!

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Tornando verso l’ostello dopo questo shopping matto e sfrenato, ci fermiamo a bere qualcosa in un locale consigliatoci da Elisabetta, la nostra amica di Brescia, i cui proprietari sono anche loro bresciani e in cui ogni bicchiere di vino é accompagnato da una tapita deliziosa. La Viña de Bacco si chiama il bar. Inizialmente quasi vuota, questa vinoteca tutta italiana diventa affollatissima con il calar del sole. Conosciamo cosí tre ragazzi messicani molto simpatici (studenti di antropologia con la passione per la danza quale strumento di comunicazione universale e di fotografia) con i quali condividiamo il tavolo per mancanza di spazio. Il Messico é anche questo… ti capita di passare ore a chiacchierare con persone che hai appena incontrato, che fino a due minuti prima erano  perfetti sconosciuti e d’improvviso etrano a far parte della tua vita e condividono con te una parte del viaggio. Si fanno le undici e ci rendiamo conto che eravamo entrati solo per un bicchiere di vino ma alla fine avevamo trascorso le ultime quattro ore a parlare delle loro e delle nostre storie, di temi sociali e culturali, i piú disparati, delle sorprendenti differenze e analogie tra un popolo e l’altro, tra una lingua e l’altra. Una serata piacevolissima, del tutto inaspettata.

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Terzo giorno. Oggi abbiamo deciso di trascorrere la giornata in un parco ecoturistico, El Arcotete ,appena fuori San Cris. Con 10 pesos ciascuno (60 centesimi) acquistiamo l’entrata e, armati di libro e panino, ci avventuriamo per  questa immensa riserva naturale. Davvero notevole, verde e profumata. La sua bellezza si deve al passaggio del tempo. Un fiumiciattolo, il Río Fogótico, la attraversa rinfrescando la terra, interrotto di tanto in tanto da ponticelli e passerelle di legno traballanti. Il luogo é reso ancora piú affascinante da una vegetazione folta e varia, dalle grotte, originatesi dall’azione erosiva dei venti e della pioggia, e dal suggestivo arco di pietra con stalattiti e curiose formazioni rocciose, scavato dal flusso del fiume stesso. Il nome deriva da un’antica leggenda che narra di un soldato francese, Jean Francoise D´Arcotete, che si suicidó dopo aver perso la donna che amava.  C’è anche una “tirolesa” (il nostro “Volo dell’Angelo”) per coloro che abbiano voglia di lanciarsi al costo di 100 pesos da un punto all’altro della foresta e godere di una vista spettacolare ad alta velocitá. Un santuario per gli amanti della natura e dello sport (trekking e climbing soprattutto). Una passeggiata e qualche momento di lettura rilassante all’ombra di vecchi e robusti alberi, alzando gli occhi ogni tanto solo per osservare i bambini correre sul prato, famiglie di messicani venute a trascorrere una tipica domenica d’estate in compagnia di un paio di birre fresche e musica ad alto volume e una bambina che impara a montare a cavallo.

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Una coppia di ragazzi gentilissimi ci dá un passaggio in cittá, quasi impietositi dalle nostre facce stanche e sudate alla fine della giornata. Sulla strada di casa ci fermiamo sotto il tempio di San Cristobalito. Oggi é il giorno di San Cristobal, che significa festa patronale, fuochi d’artificio (anche se successivamente scopriamo che é usanza diffusa sparare i fuochi tutto l’anno), musica e tanto cibo. Percorriamo tutta la scalinata e saliamo fin sulla cima dove ha luogo la festa. Un giro tra le bancarelle, una visita al santuario per osservare le tradizioni del popolo in festa e torniamo in ostello per una concederci una doccia e una bel sonno riposante.

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Tappa obbligata per chiunque passi da Chiapas e abbia voglia di conoscere piú a fondo l’antica cultura che lo caratterizza, sono sicuramente le comunitá indigene dei paesini limitrofi a San Cristobal, come ad esempio, citando solo due nomi, San Juan de Chamula e Zinacantán. Noi scegliamo la prima, localitá abitata da un gran numero di Tzotzinles e invasa da un misticismo direi quasi  magico. San Juan é senza dubbio una destinazione interessante che, nonostante la forte connotazione turistica dovuta  alla crescente popolaritá del luogo e alla curiositá impenitente dei visitatori sempre piú numerosi, conserva ancora le tradizioni e i costumi piú antichi. Le donne vestono abiti tradizionali con fazzoletti in testa colorati e le tipiche gonne nere che partono dal petto e arrivano fin sotto le caviglie, tenute in vita da cinturoni di tela ricamati a mano. Le mamme indossano fasce intorno alle spalle e alla vita con cui portano a spasso i piccoli. Ma ció che attrae maggiormente l’attenzione di tutti é senz’altro la chiesa di San Juan Bautista. La facciata si presenta in stile coloniale, semplice, bianca con decorazioni verdi. Vista da fuori dá tutta l’impressione di essere una chiesa ordinaria, con tanto di croce, santi e campane. Una volta dentro peró, niente di ció che si vede somiglia, anche lontanamente, a ció che si puó immaginare. I turisti possono avere  accesso al luogo di culto pagando una quota al municipio pari a 20 pesos (poco piú di un euro), tutti i  giorni tranne il mercoledí, giorno di riposo in cui per tradizione non vi sono celebrazioni. Il tempio é un luogo piuttosto misterioso dove il sincretismo religioso raggiunge estremi livelli e dove cristianismo e paganismo si fondono in un’unica fede. Non credono in Dio o nella Madonna seguendo i dogmi del cattolicesimo. Si venerano piú entitá, la piú importante delle quali é San Giovanni Battista. Non esiste la figura del sacerdote, nessun mediatore  tra i fedeli e le loro divinitá. Ognuno é libero di vivere la fede a proprio modo, privatamente. Non esistono sedie né banchi, uomini e donne pregano per terra, inginocchiati davanti alle statue dei santi a cui sono piú devoti. Il pavimento é cosparso di aghi di pino che si crede scaccino il male liberando un dolce ma intenso profumo ogni volta si calpestano. La chiesa é illuminata da centinaia di candele, la maggiorparte disposte in riga, per  terra. Sono di diversi colori, ognuno dei quali possiede un significato. Le bianche ad esempio simbolizzano la purificazione, status a cui tutti aspirano, le verdi probabilmente l’invidia, le rosse il sangue, le nere una malattia grave. Durante i vari rituali che hanno luogo per tutto il giorno, si sacrificano galline, il cui sangue allontana il male e le malattie dai propri cari, e gli uomini bevono il cosiddetto Pox o Posh, una bibita molto forte derivante dalla fermentazione del mais.  Della serie, ogni scusa é buona… alla fine della giornata uomini allegri e ubriachi rendono omaggio, a proprio modo, agli dei. Il tutto accompagnato dalla musica di Mariachi instancabili che fanno da colonna sonora ai riti liturgici. Il tempio é immerso nel fumo di candele e incensi, cosí saturo di gente, tra credenti e curiosi visitatori, che quasi non si riesce a camminare. In sottofondo, preghiere incomprensibili e cantilene interminabili. C’è una cosa peró che piú delle altre sembra uscire fuori dal coro…una nota stonata in questo intorno cosí mistico e spirituale: la Coca Cola, bottiglie di Coca Cola ovunque. Ció che appare ancora piú strano é che non sembra ne facciano uso per dissetarsi…sembra quasi la stiano venerando!!! Rimaniamo letteralmente di stucco, sconcertati da questo folle pensiero. Pare infatti che i Chamulas credano che questa bevanda, come del resto anche il Pox, provocando il rutto, serva a far uscire gli spiriti cattivi che albergano nel nostro corpo purificando di conseguenza l’anima di chi ne fa uso. Ah… il potere delle multinazionali!!! Sono persino capaci di alterare miti e culture(di certo aiuta il fatto che in queste zone la Coca Cola costi meno dell’acqua o del latte). Quella di Chamula si rivela cosí un’esperienza incredibile e piuttosto surreale. Mi é davvero difficile descriverla. Ovviamente non si possono scattare foto in quanto i Chamulas credono che cosí facendo si rubi loro l’anima. Eravamo giá stati avvisati di questo e quindi, un pó per rispetto, un pó per paura di perdere la fotocamera (se ti beccano con un cellulare o una macchina fotografica in mano te la sequestrano su due piedi e puoi dire addio alle foto di tre mesi di viaggio o lune  di miele o reportage per lavoro), non ci azzardiamo a fotografare nulla. Un peccato peró, sarebbe stato l’unico modo, seppur limitato, di ritrarre l’atmosfera unica e inquietante di questo luogo fuori dal tempo.

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Ultimo giorno qui a San Cris e ultimi acquisti per riempire il pacco da inviare a casa. Ennesimo giretto tra le bancarelle e diamo una bella botta all’economia locale comprando di qua e di lá qualche giochino per i nipoti di Bert, caffé e cioccolato prodotti dalle popolazioni indigene della zona e vari oggetti rigorosamente lavorati a mano per gli amici piú cari.

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Ritorniamo all’ostello, un cicchetto di tequila per brindare a San Cristobal e gli ultimi saluti.

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Domani si cambia…Palenque ci aspetta.

Categories: México | Tags: , , , | Leave a comment

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