Tulum: turismo, cultura e magia

28/07-03/08/2013

Palenque ci ha veramente colpiti. Dopo l’avvistamento di meravigliose scimmie urlatrici, una passeggiata nella folta selva e la compagnia di una guida personale un pó fuori dalle righe, la nostra prossima tappa doveva assoltamente essere alla stessa portata. Abbiamo perció pensato ai Caraibi, la cittá di Tulum, la prescelta. Intorno alle 18 prendiamo l’autobus notturno che da Palenque  ci condurrá attraverso la leggendaria penisola dello Yucatán per entrare nello stato di Quintana Roo e giungere a destinazione alle 4,30 del mattino.

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Arrivati a questo punto, posso solo dire che dei prossimi tre giorni non ho purtroppo molto da raccontarvi. Mi ammalo! Cosí d’improvviso, senza avviso né sintomi. Sará stato il caldo allucinante delle rovine archeologiche, l’aria condizionata dell’autobus cosí forte da farti venire una polmonite o il pollo messicano (anche se non ricordo di averlo mangiato recentemente) che si dice non ami molto i turisti e porti con sé la celeberrima e temutissima “Maledizione di Montezuma”. Fatto sta che mi trascino giusto il tempo necessario di cercare una sistemazione decente e una volta trovata, mi butto sul letto debole e dolorante e mi risveglio con febbre e cacarella. Ma dico si puó??? É piú di un mese che stresso Bert co’ sti famigerati Caraibi. Giá mi immaginavo in spiaggia, in totale relax, spalmata sull’asciugamano all’ombra di un albero di cocco, con una mare cristallino lí fermo ad aspettarmi e rilassanti massaggi di esperte donne caribeñe nate con il dono di scioglierti anche la piú impossibile delle tensioni muscolari… E invece niente. Neanche il tempo di vederlo col cannocchiale sto mare…

Vi dicevo quindi, i primi tre giorni zero assoluto, solo un andirivieni piuttosto frequente dal bagno e dieta rigorosa a base di 3 litri di acqua al giorno e riso in bianco. Il povero Bert, a solo pochi metri dall’angolo di paradiso piú invidiato al mondo e in perfetta salute, decide comunque di rimanere al mio fianco, vigilando sulla porta e leggendo, leggendo, leggendo…tutto il tempo. Si sará bevuto due libri in tre giorni. Per fortuna l’ostello in cui alloggiamo é molto carino e accogliente. Si chiama Rancho Tranquilo e  per 300 pesos a notte (sui 18 euro) prendiamo in affitto una cabaña privata con bagno in comune, cucina condivisa, una piccola colazione inclusa a base di pancakes e caffé, connessione internet decente eun giardino tropicale con alberi di cocco e palme da cui pendono colorate amache.

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Il terzo giorno risorgo dal letargo. Sto decisamente meglio e cosí decidiamo di andare a fare un giro per esplorare i dintorni. L’aria salata dell’oceano mi rimette subito in sesto, beviamo una spremuta su una tranquilla terrazza con vista mare e proseguiamo la passeggiata per informarci sulle possibili attivitá da svolgere nei prossimi giorni.

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Ripresami completamente, oggi andiamo a visitare le rovine di Tulum, un affascinante complesso archeologico con una spledida posizione geografica a picco sul mare. L’area é piccolina pero considerata tra le piú belle della Riviera Maya in quanto bagnata da splendide acque turchesi e attorniata da spiagge di sabbia bianca finissima. L’attrazione piú grande di questo luogo é sicuramente il binomio sorprendente nato dal contrasto tra la pietra grezza e scura delle imponenti rovine e le tonalitá azzurre dei Caraibi. L’ingresso alla zona costa 57 pesos (meno di 4 euro) a persona (esclusi i bambini che non pagano) e da qui si ha accesso diretto al lunghissimo litorale sabbioso. Sono sufficienti un paio d’ore per visitare l’antica cittá cosí come si puó tranquillamente passare tutta la giornata perdendosi tra le leggende e l’ancestrale cultura maya e ammirando le stupende iguane che schiacciano beate un pisolino all’ombra.

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Quinto giorno qui a Tulum e giornata di snorkeling. Affittiamo l’attrezzatura dall’ostello per 60 pesos a persona ( 4 euro) e ci mettiamo alla ricerca dei famosi Cenotes di cui abbiamo tanto sentito parlare. Cenote é una parola messicana che deriva dal maya “dzonot” (abisso) e sta ad indicare dei pozzi naturali di acqua dolce formatisi per l’erosione della “piedra caliza”soffice e porosa. I maya credevano fossero delle fonti dalle quali poter estrarre il “liquido vitale” oltre ad essere considerati delle porte per “l’altro mondo” e centro di comunione con gli dei. Molti sacrifici umani avvenivano perció in questi luoghi sacri. Oggi sono la mecca degli appassionati di snorkeling e diving. La penisola dello Yucatán é ricchissima di Cenotes, uno spettacolo unico al mondo accessibile a tutti che si puó appunto godere nuotando o immergendosi alla scoperta delle misteriose grotte e dei fiumi sotterranei che vi si nascondono. I prescelti per la giornata di oggi sono Cenote Cristal e Cenote Escondido, situati l’uno di fronte all’altro a soli 5minuti a sud-est da Tulum e la cui entrata costa complessivamente 50 pesos a persona (poco piú di 3 euro). Il primo é praticamente una piscina scoperta di acqua fresca e cristallina, avvolta da una folta vegetazione, dimora di iguane, tartarughe e uccelli dai colori vivacissimi. Deve il suo nome (Cristal) alle acque trasparenti e ai muschi che ne ricoprono il fondale e le pareti riflettendo la luce solare e rendendolo ancora piú splendente.

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Il secondo prende il nome dalla sua particolare ubicazione. Si trova infatti un pó nascosto dalla strada principale, alla fine di un sentiero sterrato nel bel mezzo della fitta giungla. Piú grande del precedente, si sviluppa in lunghezza con una temperatura ideale di 26 gradi centigradi e una profonditá massima di 17 metri. Un paradiso tropicale in cui si possono avvistare tucani, scimmie e persino un simpatico coccodrillo. Meno affollato dell’altro ma dotato anch’esso di tavolini da pic-nic e rampe d’accesso all’acqua. Unici lati negativi, l’abbondanza esagerata di mosquitos e un’acqua un pó torbida dovuta alle frequenti piogge tipiche della stagione.

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Il sesto giorno lo dedichiamo a un pó di storia e cultura. Prenotiamo un tour guidado che ci porterá a visitare le famosissime rovine di Chitchén Itzá, una delle sette meraviglie del mondo a cui per dovere e rispetto dedicheremo una sezione a parte nel prossimo post.

3 AGOSTO. Giorno speciale nel calendario del viaggio di Hermes: il compleanno di Bert. Siamo decisi a festeggiarlo alla grande. In hotel abbiamo conosciuto una splendida e insolita famiglia italiana, dalle origini milanesi ma molto messicana nel cuore, con tutta una vita alle spalle vissuta a San Cristóbal de las Casas. Una giovane coppia con uno sviluppatissimo spirito di avventura e due adorabili bimbi dall’energia inesauribile. Con loro avevamo giá improvvisato una cena il giorno prima a base di gamberi, una spaghettata leggera e deliziosa. Davvero ottimi cuochi loro due. Pensiamo cosí di trascorrere la giornata insieme per celebrare il nostro Bertiño. Saltiamo sul loro furgoncino Volkswagen in stile Hippie anni 70 appena comprato e ci dirigiamo verso il mitico Cenote Manatí o Casa Cenote armati di maschera, pinne e canoa. L’entrata é di appena 25 pesos a persona (neanche 2 euro) e il luogo incredibile. Uno specchio d’acqua trasparente di 6 metri di profonditá, con dei paesaggi subacquei mozzafiato, coralli, mangrovie e bizarre formazioni rocciose che riflettono i giochi di luce dei penetranti raggi solari.

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Nelle sue profonditá si nasconde inoltre una caverna con sbocco diretto nell’oceano che fa parte di una delle grotte sotterranee piú grandi al mondo, denominata Nohoch Na Chich, in cui immergersi rappresenta ancora oggi una sfida non indifferente. Passiamo ore osservando e ammirando estasiati la bellezza unica ed esotica della flora e della fauna del luogo. Dal Cenote poi, semplicemente attraversando la strada, si arriva direttamente in spiaggia. Un tuffo anche qui e via con un pó di snorkeling in acque oceaniche.

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Qui si trova la bocca del cenote da cui escono pesci colorati di ogni tipo e dimensione. La caratteristica piú interessante di questa piscina naturale, che la rende unica nel suo genere,  é sicuramente il fatto che, avendo connessione diretta con il mare, conserva in sé diversi habitat consentendo in questo modo una pacifica convivenza tra pesci di acqua dolce e salata. Sorprendente. Assolutamenteun MUST per tutti coloro che viaggiano nei pressi di Tulum. Dopo un buon pranzetto a base di Ceviche (piatto tipico, un’insalata di pesce e frutti di mare – prevalentemente gamberi – cucinati con succo di limone e sale e conditi con cipolla, pomodoro, peperoni e coriandolo) nel ristorantino sulla spiaggia accanto al cenote, facciamo ritorno all’ostello. Per concludere in bellezza la giornata Bert decide di comprare del pesce fresco per invitare i nostri amici e ricambiare la gentilizza e la disponibilitá dimostrate nei nostri confronti. Il nostro caro chef italiano imbandisce ancora una volta una deliziosa grigliata in giardino con contorno di verdure e birra fresca.

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Dopo cena rimaniamo a chiacchierare con la padrona di casa, un’argentina dal fare piuttosto singolare e dalla parola schietta e diretta che ci intrattiene con un monologo di un’ora e mezza spaziando tra i temi piú vari quali la crisi economica in Europa, i diritti degli omosessuali, le categorie professionali dei tassisti e dei medici, le etnie con cui aveva avuto a che fare e gli usi e costumi a queste legati… un’opinione su tutto! Sane risate e un assaggio di tequila, possiamo felicemente dichiarare conclusa questa memorabile giornata e con essa il nostro fantastico soggiorno a Tulum!

Categories: México | Tags: , , , | 3 Comments

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3 thoughts on “Tulum: turismo, cultura e magia

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