Caye Caulker, La Isla Bonita

9-12/08/2013

caye caulker

Dopo la nostra aventura sottomarina tra coralli e pesci coloratissimi in San Pedro, salpiamo alla volta della seconda dell’esotiche isole Cayes, Caye Caulker. Per 40 dollari (15 euro) ci imbarchiamo in un battello che in meno di un’ora ci porta sulle sponde della nostra nuova destinazione.

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Vaghiamo per un pó alla ricerca di un posto dove stare e alla fine ci sistemiamo  nella Blue Wave Guesthouse, semplice, pulita, con una cucina comunitaria all’aperto e a soli due passi dal mare. Lasciamo gli zaini e andiamo in esplorazione.

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Il villaggio é molto carino, piccolino, con piú bar e ristoranti che case, stradine sterrate di sabbia e pietroline. Il mezzo di trasporto piú utilizzato é sicuramente la bicicletta ma se si va in cerca di quattro ruote ed un motore l’unica cosa che si trova sono Golf Cart. Esatto, sto proprio parlando di quei surrogati di auto, generalmente bianchi e abbastanza lenti, che circolano tra i prati verdi dei campi da golf trasportando mazze e giocatori da una buca all’altra. Nessuna auto normale, solo macchinette da golf (non elettriche in questo caso ma a benzina) che sfrecciano all’impazzata tra le stradine del paesino. Un quadro pittoresco. Abbastanza simile a San Pedro, solo piú accogliente e autentica, popolata da neri rastamen con il fare rilassato e la musica nelle orecchie tutto il giorno. Un peccato solo per le spiagge… Siamo nei Caraibi e uno si aspetta di trovare spiagge chilometriche, soleggiate, coperte solo dall’ombra di palme e cocchi. E invece no… nelle Cayes si riescono solo a intravedere pezzetti millimetrici di sabbia circoscritti da moli con barche e barchette private che altro non fanno che sporcare le acque smeraldine e intasare la costa, impedendo cosí ai bagnanti di godere appieno di questo paradiso. Fortunatamente un posticino dove rinfrescarsi e prendere un pó di tintarella si trova sempre. Nel caso di Caye Caulker il posto é lo Split (che significa spaccatura, scissione), un canale naturale situato ad una estremitá dell’isola creatosi a causa della forza dirompente di un uragano che qualche anno fa taglió letteralmente l’isola in due creando due isolotti separati, distanti l’uno dall’altro solo pochi metri.

2013-08-10 16.56.36  Qui l’acqua é meravigliosa. Caldissima, verde e calma. Una folta vegetazione ne fa da cornice e un baretto dai cui altoparlanti si diffonde musica raggae rallegra l’ambiente.

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Un idillico sottofondo per il calar del sole che cade a picco sul mare incendiando il cielo con fiamme rosso fuoco e sfumando i contorni di velieri e canoe.

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Facciamo una passeggiata per familizarizzare con il luogo e ci imbattiamo in una cosa alquanto curiosa. Dall’altro lato dello “split”, nel bel mezzo della cittadina, sorge un cimitero. Un cimitero piuttosto atipico con tombe bianchissime, alcune visibili, altre quasi totalmente seppellite dalla vegetazione. A malapena vi si possono leggere i nomi… Un luogo abbandonato da Dio, attraversato da una stradina in cui processioni di persone calpestano abitualmente la sua terra, un tempo sacra e venerata.

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Perfino gli epitaffi che decorano le lapidi sono insoliti. Uno mi é rimasto particolarmente impresso. Accanto alnome della defunta, invece dei soliti “nascita”e “morte” riporta: “sunrise” (alba) e “sunset” (tramonto). Non vi sembra meraviglioso?

2013-08-09 14.35.10   A me suona estremamente poetico!

Ma non é finita qui…la cosa ancora piú sorprendente é che accanto, appena superato il cancelletto, vi si trova un bar-ristorante e un hotel con tanto di molo privato raggiungibile attraversando proprio il cimitero. Ritornando a casa cerchiamo un posto dove cenare e veniamo rapiti dalla comica immagine di un ragazzo seduto sul ciglio della strada che sta manovrando un volante alla cui estremitá peró, non vi é un auto, bensí un enorme e dorato maiale allo spiedo che si sta lentamente rosolando su braceri ardenti. Uno spasso! Per 20 dollari a persona (sette euro e mezzo piú o meno), ci informa il nostro amico alla “guida”, si ha diritto a un buffet con formula “all you can eat” in cui sará servito il suddetto animale acompagnato da una deliziosa salsetta.

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Imperdibile…davvero buono!

I giorni seguenti trascorrono tranquilli tra mare e sole, abbuffate di frutta e un paio di lavatrici. L’ultima sera decidiamo di andare a mangiare in una trattoria italiana che avevamo intravisto la notte anteriore. Il piccolo bistrot si chiama Pasta Per Caso e ci incuriosisce proprio perché la pasta é fatta in casa. Pensiamo…pasta fresca in Belize… troppo strano per non provarla. I proprietari Anna e Armando sono ospitalissimi. Hanno inventato una formula originale ed efficace. Chiedi il menú e Armando risponde: “Sono io il menú” e via con la descrizione degli unici due piatti in lista per cena che prevedono due condimenti diversi e ovviamente due tipi di pasta differente. Non bisogna nemmeno porsi il problema della scelta. Il menú cambia ogni giorno con due proposte per volta. Ci toccano linguine alla bolognese e un tipo di pasta corta, simile alle trofie, con assortimento di verdure e formaggio fresco. Saporitissimi!

Ultimo giro per godere del chiaro di luna e a dormire. Domani si scende per terra, destinazione Placencia.

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