Semuc Champey, the Natural Monument of Guatemala

24-25/08/2013

Alle otto ci aspetta l’autobus per Semuc Champey, nel dipartimento di Alta Verapaz. Sveglia alle sette, una doccia rapida e un’ultima deliziosa colazione a base di pane caldo e marmellata della casa per congedarci da uno degli ostelli piú belli che abbiamo trovato fino ad ora. Nel bus conosciamo due ragazzi portoghesi, Sara e João, incontratisi da poco ma cosí pazzi da intraprendere un viaggio in Messico e Guatemala insieme. Quello che ancora non sapevamo é che i nostri cammini si sarebbero incrociati per caso ma avrebbero poi continuato a viaggiare insieme per i giorni a venire. Dopo ben otto ore passate in un microbus in cui non vi é modo di sgranchirsi le gambe arriviamo a destinazione. Attraverso l’hotel in Flores abbiamo prenotato un ostello per due notti, El Portal, situato a pochi minuti a piedi dall’entrata del parco di Semuc, ragion per cui siamo qui. Il bus ci lascia in un paesino limitrofo e da lí ci viene a prendere un fuoristrada per condurci all’ostello, il quale si trova a soli 15 km di distanza che peró a causa delle cattive condizioni della strada significano quasi un’ora di cammino. Passiamo questo tempo approfondendo la conoscenza con i nostri nuovi compagni di viaggio e finalmente arriviamo a destinazione.

semuc  champey

L’ostello é molto carino, con una terrazza con vista sul fiume e ristorante. Riceviamo una stanza per quattro persone con bagno privato per 40 quetzales (4 euro) a persona. Mangiamo qualcosa e stremati andiamo a letto.

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Per il giorno dopo abbiamo previsto al costo di 140 Q (14 euro) a persona una visita al parco con un trekking iniziale fino al belvedere, il punto piú alto del parco in cui la natura ti ricompensa per la dura scarpinata offrendoti una vista sconvolgente, un rinfrescante bagno nelle turchesi acque delle piscine naturali o “Pozas”, l’attrazione piú popolare, per poi prendere parte a un tour guidato pomeridiano all’interno delle grotte buie e inondate di Kam Ba, a cui si puó accedere solo con torce e candele. Bisogna solo stare attenti alle rocce che affiorano di tanto in tanto e che non sono per niente visibili data la mancanza di luce e soprattutto….é necessario saper nuotare!!! Nessuno ti avvisa sul tipo di escursione e per  questo ci teniamo a sottolineare che non é una semplice passeggiata in una grotta ordinaria su una passerella appositamente collocata per facilitare il passaggio dei visitatori. Piuttosto estrema ma molto interessante e decisamente insolita. Un peccato solo non poter portare la macchina fotografica con noi!

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Dichiarato Monumento Naturale nel 1999, Semuc Champey significa “dove il fiume si nasconde nella montagna” e deve il suo nome al passaggio del fiume Cahabón che durante il suo corso forma in questa zona dei suggestivi pozzi naturali di acqua cristallina profondi da 1 a 3 metri in cui ci si puó immergere e trovare riparo nelle giornate piú afose. Un paradiso si manifesta ai nostri occhi increduli! Passiamo quindi la mattinata sguazzando nelle acque limpide delle piscine e la nostra guida, contrattata nell’ostello stesso, ci conduce in una corsa tra le varie pozze, includendo una mezza arrampicata su di una scaletta pendente da una  piccola cascata. Un tour de force di quasi 2 ore che sinceramente non é assolutamente necessario. Si puó perfettamente pagare l’ingresso e godere di questa meraviglia della natura per conto proprio, senza la pressione e la fretta di qualcuno che ripeta in continuazione “Go, go, go” per paura di non arrivare in tempo per la pausa pranzo.

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Per l’escursione alle grotte invece é necessaria una guida. Anche se il tragitto del ritorno é lo stesso di quello dell’andata, le guide ti forniscono le candele (si, non é un errore di battitura, si tratta proprio di candele) e ti indicano il cammino, ricordandosi di tanto in tanto di avvertirti della presenza di rocce nascoste sotto l’acqua o di assisterti nelle arrampicate per le obsolete e traballanti scale che collegano i vari tunnel. Entriamo asciutti ed usciamo completamente fradici e mezzi congelati data la bassa temperatura dell’acqua. Dopo quasi due ore sotto terra, finalmente rivediamo la luce contenti di esserne usciti tutti interi, a parte l’unghia del piede destro di Bert che ahimé ha avuto un incontro ravvicinato con quelle maledette rocce appuntite. 😉 Ripeto perció, il tour figo peró non adatto a tutti.

Terminiamo la giornata con un tubing lungo il fiume. Passiamo dall’ostello per procurarci le ciambelle gallegianti che ci servono. Una scivolata sul fiume (troppo freddo per la giornata grigia e nuvolosa ma divertente) con giganti gomme di camion per ammirare la natura selvaggia cresciuta sulle sue rive.

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