Granada, La Gran Sultana

28-30/09/2013

Dopo aver salutato i nostri amici di Managua, ci avviamo verso Granada, cittá dall’atmosfera cosmopolita nata sulle rive del magnifico Lago di Nicaragua. Conosciuta anche come “La Gran Sultana” per il suo aspetto piuttosto arabeggiante, la cittá costituisce, insieme alle sue 360 isole ubicate a poca distanza nell’ immenso Mar Dulce (altro nome del Lago di Nicaragua, chiamato cosí per la sua incredibile estensione e per essere l’unico lago dolce al mondo in cui é stata rilevata la presenza di squali), uno dei principali paradisi turistici del Paese. Tra musei, parchi, viali alberati lunghi chilometri e perfino un vulcano estinto, El Volcán Mombacho, non c’é spazio per la noia. Dopo aver girato di ostello in ostello per cercare il giusto compromesso tra prezzo e qualitá, decidiamo di fermarci nell’accogliente “La Casita”, per 325 córdobas a notte (circa 10 euro) con cucina e WIFI.

La cittá ha tanto da offrire. Notiamo un’atmosfera differente, una Nicaragua un pó diversa da ció a cui siamo abituati. Si respira un’aria piuttosto internazionale, piú europea direi, quasi andaluza. Le giornate sono splendide. Sole e tanto calore. Giriamo la cittá da capo a capo. La piazza centrale circondata da carrozze e cavalli, ravvivata da bar e chioschetti e dominata dalla sua maestuosa e colorata cattedrale. Le stradine colorate con le casette dai muri in coordinato e i mercatini di artigianato, un pó troppo turistici per i nostri gusti, ma pur sempre vivaci e piacevoli da perlustrare.

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Dalla piazza centrale inizia poi quella che viene comunemente chiamata “La Calzada”. Un viale alberato pedonale che, seguendo le scie delle piú popolari destinazioni europee, ospita ai suoi due lati bistró, ristoranti, caffetterie, pasticcerie francesi e bancarelle di artigiani e venditori a caccia di turisti.

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Qui visitiamo “El Mercado de los Finqueros y Producto Caseros”, il mercatino domenicale dei contadini, che peró si rivela abbastanza deludente in quanto povero in realtá di prodotti locali e piú un marchingegno escogitato dal bar, promotore dell’evento, per attirare gente che dopo i grandi acquisti puó godersi un buon caffé in uno dei bar piú cool della zona. Nonostante ció, riusciamo comunque a portarci a casa un bel pezzone di pane appena sfornato da un attempato signore francese. Gnam!

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Mentre scorazziamo per viuzze e viette, da lontano sentiamo voci in festa e suoni di tamburi. Ci ritroviamo nel bel mezzo di una fanfara, una banda di strada in cui sfilano gruppi scolastici, alunni e professori tutti insieme, vestiti, alcuni, con abiti tradizionali, altri, in stile “majorette” agitando bastoni e muovendo sederi a ritmo di salsa e percussioni. Uno show di colori e sorrisi a cui, bisogna ammetterlo, l’America latina ti ci fa abituare.

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Seguendo il viale fino alla fine si raggiunge il porticciolo da cui partono i traghetti per l’esotica isola lacustre di Ometepe. Qui si trova anche il Centro Turistico, un complesso costituito da parchi, attrazioni per bambini, ristoranti, bar e le famigerate spiagge lacustri. Ora, noi alla parola “playa”, rafforzata oltretutto dal caldo insistente di questi giorni, ci siamo quasi emozionati. Per soli 10 córdobas (30 centesimi di euro o giú di lí) non ci siamo fatti scappare l’occasione di spaparanzarci un paio d’ore e rinfrescarci con le acque dolci del lago. Purtroppo peró una volta giunti ci siamo resi conto della “trappola” linguistica in cui siamo caduti. Quelle che la gente locale chiama spiagge non sono propriamente distese di sabbia dorata bagnate da acque azzure e limpide. Sono piuttosto prati con erba incolta e residui di picnic un pó ovunque. O_O  Troviamo tuttavia una panchina all’ombra dove ripararci dal sole e rilassarci un pó leggendo e osservando il popolo granadino trascorrere una tipica domenica in famiglia.

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Troviamo persino un cinema a pochi metri dal nostro ostello. Il prezzo é quasi ridicolo, economico come un tempo lo era anche in Europa prima della crisi o, meglio, quando il cinema era accessibile a tutti. Il biglietto costa € 1,60, una sola opzione al giorno, un unico film per tutta la settimana. Il cinema propone: “Percy Jackson y el Mar de los Monstruos”.  Ok, lo so…ora dovrei sentirmi profondamente in imbarazzo o quasi in colpa per esserci andata comunque, per aver accettato di vederlo ma la tentazione di entrare in un cinema nicaragüense costi quel che costi é troppo grande e io non ci resisto. L’esperienza si rivela alquanto interessante. Ci ritroviamo in un antico cinema con sedie in legno, poggia-bicchieri incorporati nei braccioli, lo schermo ingiallito e un proiettore del ‘15-‘18 con una lente appannatissima capace di rendere opache anche le migliori immagini in HD. Dagli altoparlanti, suoni soffocati e scricchiolii fastidiosi riempiono la sala pressoché vuota. Mi sembra di essere tornata indietro nel passato, verso la fine degli anni `20, quando il cinema muto é appena stato stravolto dall’uscita del primo film sonoro arrangiato con strumenti ancora rudimentali. Per fortuna il film é in lingua originale con sottotitoli e non prevede una trama che puó dirsi particolarmente intricata (Immaginatevi di dover vedere “V per Vendetta” nella stessa situazione, tre ore di complicatissimi monologhi…impossibile!). Leggendo sullo schermo riusciamo almeno a capirci qualcosa.

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Che risate!

Passiamo l’ultima notte in cittá. Domani si prosegue, isola di Ometepe!

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