Salento, un luogo sospeso nel tempo

14-16/11/2013

Secondo voi, puó un salentino, uno qualunque dico, in generale, perfino uno come me che negli ultimi anni si é comportato da disertore, venire a conoscenza di un luogo in Colombia chiamato Salento e non morire dalla tentazione di farci un salto? Beh… evidentemente no! Perché noi, non solo ci siamo andati, ma ce ne siamo anche perdutamente innamorati. Un pó come succede a noi salentini all’estero di innamorarci della nostra terra ogni volta che ci ritorniamo dopo averla lasciata per un pó, quasi sentendoci dei traditori. Come fosse scritto nel piú profondo significato di questa parola che i Salento di tutto il mondo siano destinati a essere speciali, unici. Il Salento colombiano é proprio cosí. Difficilmente potrei trovare una definizione migliore di questo posto se non quella di terra magica. Piccolo villaggio nel cuore del rinomato Eje Cafetero colombiano e del dipartimento del Quindío, Salento é un centro di ritrovo per viaggiatori di tutto il mondo venuti ad apprezzare la sua bellezza architettonica, i colori e i suoni che lo caratterizzano, il prezioso artigianato, l’incredibile natura che lo circonda e ovviamente l’aroma del suo caffé!

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Da Bogotá prendiamo un autobus notturno fino ad Armenia (42000 COP circa a persona) e da lí uno diretto a Salento per 3600 COP. Arriviamo dunque in cittá con il primo bus del mattino che ci lascia nei pressi della piazza principale. Ad aspettare il carico fresco fresco di turisti c’é un simpatico signore, proprietario di un ostello a pochi isolati dal centro del paesino, che ci propone un buon prezzo e un alloggio confortevole e accogliente. Hostal Los Colibríes il nome del posto che dispone di buona connessione WiFI, colorati dormitori al prezzo di 15000-17000 COP per letto, informazione turistica ampia ed esaustiva e caffé caldo tutte le mattine.

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Prendiamo possesso della stanza, ci cambiamo rapidamente e alle 9:00 siamo di nuovo fuori per esplorare i dintorni su suggerimento del gentile signor Fernando. Con una buona scorta d’acqua e una mappa nella mano, ci avventuriamo per la “ruta de las fincas cafeteras” che da Salento passa per Palestina e da lí per Boquía per essere nuovamente di ritorno a Salento nel pomeriggio inoltrato. Prima fermata: “Aldea del Artesano”, per noi uno dei luoghi migliori in zona. La sua storia ci incuriosisce particolarmente e per questo decidiamo soffermarci per un’oretta: verso la fine degli anni novanta (’99) il dipartimento del Quindío fu devastato da un terremoto e Salento risultó essere una delle zone maggiormente colpite. Il Giappone decise cosí di donare dei soldi per la ricostruzione della zona e di alcune case da destinarsi agli artigiani che vi abitavano prima della catastrofe. É un luogo incantato, con casette colorate a due piani, aiuole curatissime e gente simpatica e ospitale che vive di artigianato, dei frutti della terra e impartendo workshop di botanica, lavorazione del legno, cucina tipica ecc… cercando di vivere in maniera semplice, a contatto con la natura e con ció che essa ha da offrire e allo stesso tempo di essere promotori di un tipo di turismo sostenibile e responsabile. Qui conosciamo diverse figure interessanti che ci fanno da guida per l’orto dove organizzano i laboratori e la riserva naturale di cui l’aldea é provvista. Veniamo a conoscenza di piante e fiori prima sconosciuti e di uno stile di vita completamente distinto da ció a cui siamo abituati. Passeggiando per le case conosciamo uno degli artigiani che ci mostra il suo lavoro centrato particolarmente sulla costruzione di presepi in miniatura con l’utilizzo di semi raccolti nel suo giardino. Vive da solo ma non é mai solo. In casa infatti ospita un paio di ragazzi che si alloggiano da lui per apprendere i segreti del mestiere e godere di un’esperienza unica in cambio di un aiuto nell’orto e in casa.

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Ci rimettiamo in cammino e ci rechiamo presso Las Brisas, una “finca cafetera” portata avanti dall’ormai attempato Don Elías e dalla sua famiglia, in cui possiamo prendere parte a una visita guidata dal nipote (5000 COP a persona) che ci illustra il processo della produzione del caffé e da cui apprendiamo a riconoscerne la pianta e gli stadi evolutivi. Un tour molto interessante, dall’origine del chicco verde sino alla sua tostatura, la distribuzione sul mercato e la fruizione finale. Il giro per la piantagione si conclude nel migliore dei modi, con un invito ad assaggiare il loro caffé. Buonissimo!

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Sulla via del ritorno visitiamo anche il “Puente de la Explanación” conosciuto dalla comunitá con il nome di “El Amparo” e considerato da molti come una reliquia storica architettonica datata anni venti.

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Il secondo giorno ci si alza di buon’ora. Nei nostri piani c’é un’ escursione libera nel “Valle del Cocora” (parte del Parque Nacional Natural Los Nevados) luogo di origine e unico habitat delle Palme di Cera, l’albero nazionale di Colombia nonché la specie di palma piú alta del mondo (puó raggiungere i 70 metri d’altezza), e culla di una biodiversitá ricchissima dal fascino singolare. Per raggiungere il parco, dalla piazza principale é possibile prendere una jeep al costo di 3200 COP a persona e in mezz’ora si é a destinazione. Durante il tragitto su quattro ruote conosciamo un simpatico argentino, Christian, e un romano di Roma, Fabrizio, non sapendo ancora che con loro avremmo poi condiviso una parte della nostra avventura colombiana. Il paesaggio é unico, la natura impattante, le montagne maestose. Il percorso é intermezzato da fiumi e cascate. Da lontano i profili annebbiati delle imponenti palme di cera si sviluppano vertiginosamente verso l’alto inzuppando la chioma in un mare di nuvole che le danno un tocco mistico, da bosco incantato. Giocando a fare Indiana Jones superiamo ponti sospesi e ruscelli. Meraviglioso.

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I ragazzi si fermano a mangiare qualcosa su una delle rocce allisciate dall’erosione dell’acqua, mentre io e Bert decidiamo di proseguire l’hiking verso la parte piú alta della riserva in cui abbiamo la fortuna di fare merenda in compagnia di un coloratissimo colibrí. Inizia a piovere e la vista si fa ancora piú intrigante. La valle viene sommersa da una fitta cortina di nebbia da cui si intravedono solo le solenni silhouette delle palme. Mozzafiato!

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Come se non bastasse, di ritorno dal parco, facciamo un salto al belvedere “Mirador Alto de la Cruz”. Un salto si fa per dire… una Via Crucis di 253 scalini per raggiungere il punto piú elevato della cittá e deliziarsi con uno dei tramonti piú caldi e seducenti che Colombia possa esibire.

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Prima di ripartire decidiamo di portare a termine il percorso dell’ eje cafetero iniziato il primo giorno ma interrotto da una pioggia incessante. La nostra meta: la Cascada de Santa Rita, una cascata situata nella regione di Boquía e di proprietá di una famiglia del luogo a cui versiamo 2000 COP a persona per avervi accesso. La cascata é raggiungibile a piedi dall’ostello ma il trekking é abbastanza lungo e soprattutto al ritorno é tutto in salita per una strada sterrata tra fango e pietre. Ne vale comunque la pena poiché il posto é davvero bello e il tragitto si snoda tra verdi vallate, tunnel e freschi boschi.

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Questa volta siamo in compagnia di Sal, un cagnolino dolce e fedele che decide di seguirci dal principio in cerca di un pó di coccole e che alla fine riceve una ricompensa da leccarsi i baffi. Sal per rendere onore al Salento e al libro che ho scelto come colonna sonora di questa tappa del viaggio (On The Road di Jack Kerouac, cui protagonista é Sal Paradise, alter ego dello stesso scrittore). Peccato solo non poterlo portare con noi in giro per il mondo!

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