Honduras

Bloggers reward ;-)

Just a short update on how this travelbog is growing are going…

With almost 25.000 hits the statistics recognized 133 different territories.  The dense populated big modern countries are easy to get on the world map.  But tiny islands lost in the middle of a vast ocean with maybe a population of a couple of hundred persons are harder to reach as well as some devastated countries in war  It’s very satisfying to see that also they find the way to our blog.

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The top 10: Italy, Belgium, Spain, United States, Argentina, Germany, United Kingdom, France, Brazil, Colombia

Some others that caught my attention: Zimbabwe, Syria, Nigeria, Mozambique, Brunei, Palestinian Territories, Guam, Kazakhstan, Afghanistan, Benin, Mayotte, Tanzania, French Polynesia, Ghana, Nepal, Azerbaijan, Bhutan.

Thank you all, the Hermes’Journey goes on…

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Categories: Argentina, Belize, Bolivia, Canada, Chile, Colombia, Costa Rica, Ecuador, France, Guatemala, Honduras, México, Nicaragua, Panama, Peru, U.S.A. | Tags: , , , | Leave a comment

Comayagua & The Dancing Bells

12-13/09/2013

Terza tappa hondureña é Comayagua, antica capitale e importante centro religioso-politico. Conosciuta e visitata per il suo patrimonio culturale e monumentale, il suo passato coloniale é scritto tra le pareti delle sue chiese, piazze, musei e dell’imponente cattedrale. Arrivati presto in cittá dopo un breve viaggio in autobus (180 L a persona, circa €7), facciamo un giro per le strade del centro, visitiamo il centro d’accoglienza turistica, sede di un’esposizione dedicata ai numerosi riconoscimenti ottenuti dalla cittá in ambito culturale, e il patio interno del palazzo municipale, un atrio curatissimo con verdi aiuole, una fontana e dei coloratissimi murales per alleggerire l’aria seria e austera del luogo.

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Andiamo a visitare la cattedrale spinti dalla curiositá di salire sul campanile per dare un’occhiata a quello che é ritenuto l’orologio piú antico di tutta America. Costruito dai mori durante la loro occupazione in Spagna nel 1100, fu donato dal re Felipe III (con l’intento di cancellare ogni impronta della conquista) alla cittá hondureña e trasferito dall’Alhambra (Seviglia) alla cattedrale di Comayagua. Saliamo sul campanile e godendo della vista dall’alto della torre ci soffermiamo a osservare l’antico marchingegno che ogni giorno, ogni 15 minuti, fa sentire la sua voce metallica dando vita alle campane che segnano lo scorrere del tempo.

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Sono quasi le 16:30 e il guardiano del campanile ci avvisa che stanno per suonare le campane che invitano i fedeli alla messa delle 17:00. Decidiamo perció di rimanere per assistere al movimento degli ingranaggi dell’orologio e all’attivazione delle campane. Allo scoccare della mezz’ora il dispositico si mette in movimento e la campana che scandisce i minuti esegue il suo lavoro in perfetto sincronismo. Il custode si inserisce allora degli auricolari e sollevando le corde collegate alle campane, se ne lega  una in vita e con le mani afferra le altre due per un totale di quattro campane. Inizia cosí una danza incalzante su un ritmo sfrenato, oserei quasi dire techno-goa trance… tutto un movimento di bacino e un ondeggiare di fianchi in pieno stile macho latino. Ben differente dalle piú familiari sonoritá religiose a cui siamo abituati in queste occasioni, assistiamo cosí ad una festa di suoni e tintennii assordanti che non dimenticheremo facilemente. Uno spettacolo inedito ed esilarante.

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Se vi va di farvi due risate, ecco a voi il video: Bells Player in Honduras

Dopo esserci complimentati con il campanaro, andiamo a cenare quasi completamente sordi per l’eco rimbobante e fragoroso del batacchio di ferro. Usciamo dal ristorante ed é giá notte. Dopo le 18:00, quando inizia a calare l’oscuritá, la cittá cambia totalmente volto. L’atmosfera é un pó piú tesa e mentre facciamo ritorno all’albergo notiamo all’angolo della strada un gruppo di persone illuminate da una luce intensissima e rossastra. Stanno bruciando spazzatura in giganti bidoni di metallo. Due uomini con qualche birra di troppo ci scambiano per gringos e ci chiamano: “Americani!!!” cercando di attirare la nostra attenzione e probabilmente chiederci dei soldi. É meglio ritornare in hotel (Hotel Honduras 2, niente di speciale peró economico e centrico) in attesa della luce del giorno.

Delle prossime 48 ore non c’é tanto da raccontare. É ora di lasciare Honduras per entrare in Nicaragua. Sostiamo in Danlí dove ci fermiamo ad osservare divertiti una “banda de marcha” che sfila allegra per  le vie del paese

DSC05275 DSC05280 DSC05281 DSC05284 (passiamo la notte nel Gran Hotel La Esperanza, carino e pulito, anche se di grande ha solo le dimensioni) e il giorno dopo con un cambio a El Paraíso attraversiamo piuttosto sollevati la frontiera nicaragüense a Las Manos. Un altro mito sfatato. Viaggiare in Honduras é fattibile, non é poi cosí male. Bisogna solo fare un pó di attenzione. Un consiglio?? Non girovagare troppo per strada la notte, con il buio tutto cambia. Di giorno, l’unica cosa che si nota é lo sguardo curioso della gente del luogo poco abituata agli stranieri.

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Gracias, the other capital of Honduras

11/09/2013

In Honduras we decide to do something different from what any travel guide would present us. No National Parks, no snorkeling at the coast, no cheap dive courses at Utila island and neither an expensive holiday week on the Bay Islands between ex pats that didn’t have a shower the last month as they are convinced that this is the way to integrate. Instead we go to Gracias, the old capital of Honduras with its 33000 habitants, situated in the hart of the Lempira district . First with the bus to Santa Rosa and from there to Gracias (100 Lempiras/person). Together with Ed and Sophia (we met crossing the border Guate-Honduras) we talk and share experiences so the bus trip seems shorter. In Gracias we ask the way and walking we go to our hostel. A dirt track brings us step by step close to the city center. At both sides, what seems like in shops converted garage boxes, are selling the most bizarre random artifacts but most of all key hangers!?!  All are selling the same and sometimes we wander about who would buy all the stuff. Most of them are grocery shops all selling tomatoes, onions, bananas and potatoes (so not a big choice in the veggie area), milk in plastic bags and all kinds of sweets packed per unit. You can even buy marshmallows by unit. If I didn’t know better I would even say that there is a possibility to find a shop where you could buy the marsh and the mallow for separated. We all are quite impressive, none of us ever thought an ex capital could be that basic. Dust roads in the middle of the center, shops by size and content not fitting the word capital city and buildings not showing the economic and political power there once was. We found our hostel (Hotel Eric, 100L/p) and leave the bags. We make a short walk passing the church of Merced, to the center square which has two statues, some trees, a few benches to rest and in the center a kiosk to drink a coffee at prices as we were in Paris again.

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A cathedral that borders the square is closed, so no entry there, but looks well maintained to Central American standards. We all have a milkshake and decide to visit a natural protected area and some hot springs, discussing the price with a tuc-tuc driver we find out that it is pretty late to go up the mountains but there is definitely time for the Balneario Aguas Termales (hot springs), entrance fee 50L/p. The late afternoon rain is irrelevant there and might even upgrade the joy level of the experience. The springs, well prepared, offer different pools at different heat (between 35ºC and 42ºC) to relax and to forget the time while sitting in a vapor cloud, freshly formed heavy raindrops burst on our shoulders.

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At 18:00 the tuc-tuc is waiting for us to bring us back to the village. The four of us have a amusing dinner with local dishes in a nice restaurant and we close the bar after having good laughs. Tomorrow our ways will separate but we feel like it’s not the last time we will see Ed and Sophia during our travel.

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